Portfolio


Giocherenda
Un collettivo artistico-artigianale di giovani giunti come minori stranieri non accompagnati per costruire e animare strumenti di narrazione

Hanno gà aderito per supportare Giocherenda nel TOUR DI PROMOZIONE (clicca qui per scaricare Manifestazioni di interesse):

  1. A SUD Ecologia e Cooperazione Onlus _ROMA

  2. COSPE Onlus Together for change_ Bologna

  3. Maestri di Strada Onlus_Napoli

  4. LaborPace_Caritas Genova

  5. Sunugal_ Associazione Socio-culturale Milano Lombardia

  6. Circolo della stampa_sporting_ Torino

Supporter Promozione

  1. Marina Warner Birkbeck University of London

  2. Philip G. Zimbardo, Heroic Imagination Project_ Stanford University



Il nome

La parola “Giocherenda” è un termine fula traducibile come “solidarietà”, “mutuo supporto”, “interdipendenza”, “forza che scaturisce dall’unione”. Giocherenda è un valore molto sentito in tutta l’Africa occidentale, il luogo da cui provengono la gran parte dei giovani rifugiati in Sicilia. Ma l’assonanza con la parola italiana “gioco” ci è parsa una felice coincidenza.

I ragazzi che stanno dando vita al collettivo Giocherenda sono giunti da poco più di un anno studiato, si sono conosciuti nelle comunità e sui banchi si scuola. All’interno di un progetto educativo sperimentale “Polipolis” del “CPIA Palermo 1”

Hanno studiato con passione, sono cresciuti da molti punti di vista e molti di loro si sono posti in maniera propositiva non solo rispetto alla loro vita, ma anche al contributo che intendono dare alla città e a paese che li ospita.

Così, dal confronto tra un gruppo di giovani giunti come minori stranieri non accompagnati a Palermo e la loro insegnante, è scaturita un’idea artistica, sociale e imprenditoriale.

 

Esigenze da cui scaturisce l’idea progettuale

Le fasi più critiche nel percorso dei giovani giunti come minori stranieri non accompagnati sono i trasferimenti da una struttura all’altra quando non hanno alcuna corrispondenza con il percorso di crescita e inclusione dei ragazzi, ma soprattutto il momento in cui – divenuti maggiorenni e conclusasi l’ulteriore accoglienza negli Sprar – devono contare sulle loro sole forze.

Molti di questi giovani desidererebbero continuare gli studi e formarsi per un lavoro più consono alle loro inclinazioni, ma non possono farlo perché vengono schiacciati dall’esigenza di mantenere loro stessi e spesso anche le famiglie di origine, esposti al rischio di divenire manovalanza gravemente sfruttata, non di rado da soggetti criminali.

Occorre pertanto una visione di lungo termine, immaginando forme di impiego e di autoimpiego, che possano tanto far esprimere le potenzialità di questi ragazzi, quanto recare valore al luogo che li accoglie. Non mancano, infatti, esempi di forme di accoglienza che creano sviluppo locale.

 

Idea progettuale

L’intenzione è quella di costituire un collettivo artistico/artigianale di ragazzi per ideare, costruire e animare oggetti legati alla narrazione, al gioco e all’educazione alla creatività.

Vorremmo anche costruire delle story-box: contenitori al cui interno si trovano vari oggetti per stimolare la narrazione, l’invenzione o il recupero di storie e memorie: ad esempio maschere, marionette, oggetti evocativi e altri strumenti in grado di pescare ricordi personali, suggerire il racconto di leggende e fiabe provenienti da tradizioni antiche, di inventare narrazioni fantastiche e nuovi miti.

L’assunto è che l’attività di story-telling crei comunità, aiuti a gestire eventi traumatici, fabbrichi un rifugio immateriale dove trovare ristoro anche in tempi di precarietà e conflitto.

L’associazione Giocherenda, grazie alla vendita di questi manufatti (ad esempio grazie a commesse da parte di Ong, scuole o tramite la vendita diretta e online), potrebbe divenire una fonte di reddito per i giovani rifugiati. E in ogni caso è un’opportunità per apprendere tanto mestieri artigianali che innovativi, per imparare a fare impresa, mettendo a frutto le proprie capacità e vocazioni.

 

Genesi del progetto

Nell’anno scolastico 2016/17 la sperimentazione educativa Polipolis ha lavorato molto sulla creatività e la narrazione. Inoltre un gruppo di artisti, intellettuali e cantastorie provenienti da vari paesi, capeggiati da Marina Warner (scrittrice di fama e docente presso l’University of London) ha proposto dei laboratori dal titolo: Storie in transito. Narrare in tempi di conflitto agli studenti del modulo sperimentale Polipolis. Vi sono state due edizioni di questi workshop (settembre 2016, maggio 2017). L’iniziativa ha avuto molto successo sia tra i ragazzi e che tra gli artisti coinvolti.

Allora abbiamo pensato che Giocherenda potesse divenire un’associazione, capace anche di produrre reddito per i ragazzi coinvolti, specializzata nella promozione della narrazione e del gioco creativo. L’idea è stata accolta e, a giugno 2017, Conrad Shawcross, il figlio di Marina Warner, ha devoluto £ 2.500 per l’avvio del progetto Giocherenda. Questa donazione sta servendo per acquistare materiali e strumenti per realizzare gli oggetti di Giocherenda.

 

Attualmente i giovani maggiormente coinvolti sono 5: Mustapha Conthe, Ibrahim Ture, Magassouba Gassimou, Soufoudiny Diallo, Yahaya Tarnagda. I paesi di origine sono Guinea, Gambia e Burkina. Ma vi sono altri giovani, eventualmente anche italiani o con storie diverse, che potrebbero venir coinvolti nell’impresa.


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